1° PASSO SULLA VIA DELL’AṢṬĀṄGA: GLI YĀMA.

1° PASSO SULLA VIA DELL’AṢṬĀṄGA: GLI YĀMA.

Gli Yāma si suddividono in 5 passi così elencati:

  1. AHIṂSĀ: NON ESSERE VIOLENTO; parola sanscrita composta dal prefisso – A, che è la negazione, e HIṂSĀ che significa violenza.

La violenza, che è la conseguenza di un’alterata condizione della mente e del corpo, tendenzialmente nasce da problemi personali non risolti per i quali si dà la colpa o ad altri oppure a eventi esterni, che non si vuole accettare di aver contribuito a creare.  Naturalmente la violenza si manifesta in tante forme: non è solo fisica, ma anche psicologica; non viene solo condotta verso gli altri, ma anche verso sé stessi. Il non accettare il pensiero e le scelte degli altri è violenza; il non chiedere il permesso di entrare nella sfera emotiva altrui è violenza; il comandare in modo ottuso senza ascoltare è violenza; il precludere la libertà è violenza; il mancare di rispetto è violenza; il non amare Dio è violenza, il non amare la terra e l’universo è violenza. Anche il non- essere sé stessi è violenza, perché, quando il vero-sé grida il suo diritto di uscire e viene trattenuto, questo crea violenza dentro sé stessi.

Inoltre la violenza ha in sé la capacità spaventosa di creare altra violenza, come avviene in un contagio inarrestabile.  Il voler soffocare i singoli individui o i popoli rendendoli schiavi è la peggiore violenza che si possa fare, anche perché procura un disagio sociale altissimo.

La violenza spesso nasce dalla paura, dal terrorismo (psicologico, politico; sul lavoro, in famiglia) al quale tutti siamo ormai assuefatti. La paura genera repressione e la repressione prima o poi deve “uscire“ e può farlo solo sotto forma di violenza, e di  attacchi di violenza così forti ed esplosivi da cancellare anche il motivo che li ha generati. È la furia cieca.

Dato che, come si è visto, la violenza è la peggior azione che si possa immaginare di esercitare su ogni essere, vivente e non, e anche su  se stessi, la corretta impostazione della vita deve andare nella direzione opposta, ovvero prendere la strada della NON VIOLENZA.

Prima di agire su te stesso o su quello che ti circonda, medita, ascolta e poi agisci.  Se senti libertà e pulizia ed espansione a livello del cuore, a quel punto sicuramente stai agendo nel modo corretto.

  1. SATYĀ: NON MENTIRE; dal sanscrito SAT che significa “verità”.

La non-verità peggiore è mentire a sé stessi e credere di essere quello che non si è; tale menzogna produce l’innalzamento dell‘ego.

All’opposto si potrebbe anche erroneamente credere di non essere all’altezza delle situazioni della vita. Mentire a sé stessi significa anche mentire agli altri, che ti vedranno sotto una luce fasulla, per un aspetto che in realtà è solo una maschera. Indossare una maschera è quindi un inganno duplice: verso sé stessi e gli altri; è anche una fatica che crea una situazione di violenza all’interno dell’individuo.

La verità è purezza nel cuore. Tuttavia non sempre dire la verità in modo diretto è una buona cosa, poiché si potrebbe creare violenza nella persona cui ci si rivolge. È necessario prestare attenzione alle parole, come saggiamente dice un proverbio popolare a proposito dell’avida ignoranza di chi pretende di possedere la verità suprema: “ne uccide più la lingua che la spada”.

  1. ASTĒYA: NON RUBARE o NON BRAMARE; dall’unione del prefisso privativo -A e STĒYA che in sanscrito significa rubare.

Il rubare o bramare cose altrui o semplicemente l’essere gelosi o avidi produce HIṂSĀ all’interno di chi desidera come anche nei confronti dell’individuo a cui vorremmo sottrarre qualcosa. Il bramare, che è sintomo di non accettazione del proprio stato, potrebbe anche giustificare l’adozione di ogni mezzo utile per raggiungere l‘oggetto desiderato. Tuttavia non è vero che il fine giustifica i mezzi, soprattutto se i mezzi sono violenti e ingannevoli.  Se tutti fossimo equilibrati nel possedere il giusto, non esisterebbe il gioco del potere o dello status e il bramare decadrebbe all’istante, semplicemente perché non avrebbe ragione di esistere. Ci sono alcuni che hanno armadi pieni di vestiti solo per il gusto di possedere e altri che hanno solo l’abito che portano indosso. Questo crea un disequilibrio molto forte che, in tutti e due i casi, genera violenza.

Purtroppo la verità, semplice quanto intuitiva, almeno per una coscienza pura e libera, è che nulla appartiene al singolo individuo. Tutto appartiene a DIO e tutto è effimero, in un universo in continuo cambiamento.

Quindi la strada giusta sta nell’accogliere ciò che già si ha, nell’essere soddisfatti e nell’accettare il fatto che per vivere basta veramente poco. Ogni oggetto ha un peso, inteso come valore e significato, e questo peso va portato dentro l’anima durante la propria esistenza terrena. Si può vivere con poco, anche se il potere economico vuol fare credere l’esatto contrario. Si può imparare ad usare solo quello di cui si ha bisogno. Questo non significa privarsi di tutto ma vuol dire semplicemente non caricarsi troppo. La gelosia, l’invidia e il bramare portano sicuramente ad una vita pessima. E per averne la conferma basta guardarsi in giro.

  1. BRAHMĀCARYA: SEGUIRE LA VIA DI BRAHMĀN.

Brahmācarya è essenzialmente la moderazione sessuale, che non vuol dire che uno Yogin  non possa sposarsi o avere una persona accanto a sé o che uno Yogin  non possa avere una vita sessualmente attiva e soddisfacente, poiché l’istinto di accoppiamento sta nella natura di ogni essere vivente sulla terra. Il significato di Brahmācarya sta nell’ essere consapevoli e puri, nel non esagerare, nel non soddisfare continuamente gli istinti. Questa moderazione determina una più alta concentrazione mentale, perché consente di trattenere “Ojas “, l’energia vitale, che appartiene sia all’uomo che alla donna. Questo conservare all’interno l’energia vitale porterà più forza fisica e mentale, ma un eccessivo protrarsi di tale pratica può non essere benefico. Quindi moderazione e non astinenza totale è la giusta via. A volte bisogna astenersi per un determinato periodo dall’attività sessuale per assaporare di più le mille sfaccettature di un rapporto e per farlo durare più a lungo.

  1. APARIGRAHA: letteralmente NON AFFERRARE LE COSE e per estensione NON ACCUMULARE.

Non accumulare oggetti è un vero must per chi intende seguire la via dello Yoga. Riempirsi di cose inutili solo per l’avidità di possedere è effimero e inutile.  Ciò di cui hai bisogno sono le poche cose che ti servono. È inutile riempire gli armadi di scarpe, che non si useranno mai. Meglio è donarle a chi di scarpe non ne ha. È inutile che una famiglia di sole quattro persone possegga cinque ,  sei cellulari, quattro TABLET, sette pc. Questo accumulo di oggetti non solo porta ad un affaticamento economico esagerato, ma ruba anche tempo a ciò che di più importante c’è nella vita di ciascuno: la propria stessa vita e quella della famiglia. Il possedere e accumulare oggetti sottrae tempo e libertà alla tua vita, e la appesantisce, senza darti nulla in cambio.

Un grande abbraccio a Tutti

Massimiliano Cadenazzi

Massimiliano Cadenazzi

sono Jigyasa Hamsa Jacob Massimiliano Cadenazzi, insegnante yoga, kinesiologo, terapista in ayurveda, terapista in thai yoga massage, specializzato in fitoterapia e fiori di Bach, Certificato internazionale in PNL.

Lead Trainer e responsabile dei corsi di formazione per insegnanti Yoga certificato CONI CSEN

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sono Jigyasa Hamsa Jacob Massimiliano Cadenazzi, insegnante yoga, kinesiologo, terapista in ayurveda, terapista in thai yoga massage, specializzato in fitoterapia e fiori di Bach, Certificato internazionale in PNL.

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